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Carmati
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I mwawCarmati (mwbain arabo قرامطة?, Qarāmiṭa, ossia "Quelli che scrivono in lettere minuscole"cite-ref-1[1], ma più probabilmente "i seguaci di [Hamdan] Qarmat") sono stati un gruppo mwcqismailita mwcgmillenarista stanziato nell'mwcwArabia orientale (mwdaal-Bahrein) in cui nell'899 costituirono una mwdqrepubblica mwdgutopica.
Divennero particolarmente famosi nel mweamondo islamico per aver tuttavia trucidato pellegrini musulmani alla mweqMecca, insozzato la fonte di mwegZemzem e depredato la mwewPietra Nera della mwfaKaʿba mwfqmeccana (allora sotto sovranità mwfgabbaside), tenendola in custodia per quasi un quarantennio, prima di restituirla alla devozione dei mwfwmusulmani mwgasunniti e mwgqsciiti in cambio di un congruo riscatto.
I Carmati furono anche chiamati "i Fruttivendoli" (mwgwal-Baqliyya) per le loro abitudini alimentari strettamente mwhavegetariane.cite-ref-glasse-op-cit-2-0[2]
Contents
• Storia
• Collasso
• Note
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Storia
Sotto gli mwjaAbbasidi, vari gruppi mwjqsciiti si organizzarono in opposizione clandestina al loro governo. Tra essi figuravano anche i sostenitori della comunità proto-ismailita, il raggruppamento più importante dei quali era chiamato mwjgMubārakiyya (lett. "Benedetti", ma in realtà "coloro che erano fedeli a mwjwIsmāʿīl b. Jaʿfar, detto al-Mubārak" (il Benedetto)".
L'mwkqImām mwkgJaʿfar al-Ṣādiq designò il suo secondogenito, mwkwIsmāʿīl ibn Jaʿfar, come suo erede all'Imamato. Tuttavia, Ismāʿīl premorì a suo padre. Alcuni affermarono che egli si fosse invece nascosto agli occhi del mondo, mentre il gruppo proto-ismailita accettò la sua morte e di conseguenza che il suo fratello maggiore, mwlaMuḥammad ibn Ismāʿīl, diventasse il nuovo Imām, che rimase comunque in contatto col gruppo dei mwlqMubārakiyya, molti dei quali risiedevano a mwlgKūfa.
La spaccatura nella Mubārakiyya si verificò con la morte di Muḥammad. La maggioranza del gruppo negò la sua morte, riconoscendolo come mwmaMahdi. La minoranza credette alla sua morte e infine sarebbe emersa negli ultimi tempi come Ismailiti mwmqFatimidi, antenati di tutti i raggruppamenti più recenti.
La maggioranza del movimento missionario ismailita s'insediò a mwmwSalamiyya (Siria), fra mwnaHama e mwnqHoms, ed ebbe grande seguito in mwngKhūzestān, dove il leader ismailita al-Husayn al-Ahwāzī convertì il mwnwkufano Ḥamdān nell'874, che assunse quindi il nome di mwoaQarmaṭ a causa della sua nuova fede.cite-ref-glasse-op-cit-2-1[2] Qarmaṭ e il suo cognato teologo Abū Muḥammad ʿAbdān prepararono il meridione iracheno alla imminente venuta del Mahdi, creandovi una forte organizzazione militare e religiosa. Altro luoghi in cui tale fede si impiantò furono lo mwpwYemen, l'area orientale della penisola arabica (al-Bahrain) e il mwqqNordafrica. Gli attivisti attirarono nei loro ranghi molti mwqgsciiti, a causa dell'efficacia dell'insegnamento messianico da essi praticato. Questo movimento proto-carmata continuò a espandersi in mwqwPersia e poi in mwraTransoxiana.
La rivoluzione carmata
Un cambio di leadership a Salamiyya nell'899 provocò una scissione nel movimento. La minoranza ismailita, il cui leader aveva assunto il controllo del centro di Salamiyya, cominciò ad affermare nel suo insegnamento che l'Imām Muḥammad mwrwera morto, e che la nuova guida del movimento a Salamiyya era di fatto il suo discendente, uscito alla luce dopo un periodo di occultamento (mwsaghayba). Qarmaṭ e suo cognato si opposero a tutto ciò e apertamente ruppero i legami con gli ismailiti di Salamiyya. Quando ʿAbdān venne assassinato, egli si nascose e in seguito si affermò che si fosse pentito della sua ostilità al nuovo corso degli ismailiti di Salamiyya. Qarmaṭ divenne un missionario (mwsqdāʿī) del nuovo Imām, mwsgʿUbayd Allāh al-Mahdi bi-llāh, fondatore dell'Imamato/Califfato fatimide.
Nondimeno, il gruppo dissidente mantenne il nome mwtaQarmaṭī. Il loro principale caposaldo rimase in al-Bahrain, comprendente buona parte dell'Arabia orientale e le isole che oggi compongono lo Stato del Bahrein. Sebbene l'area fosse ancora nominalmente sotto il governo abbaside alla fine del mwtqIX secolo, la mwtgrivolta degli Zanj aveva di fatto frantumato il controllo centrale esercitato dal califfo di Baghdad. I Carmati colsero immediatamente l'opportunità che si presentava loro e, sotto la guida del loro leader, Abū Saʿīd al-Hasan al-Jannabi, che conquistò al movimento nell'899 la capitale del Bahrein, Hajr, e mwuaal-Hasa, che egli trasformò nella capitale della sua particolare repubblica, che sembrò dare forma al sogno utopistico ismailita.
I Carmati avviarono quello che uno studioso orientalista definì il "secolo del terrore" a Kufa.cite-ref-3[3] Essi pensavano (non senza qualche ragione teologica) che il mwvgpellegrinaggio alla mwvwMecca fosse una superstizione costruita in età preislamica e fatta propria senza cambiamenti di rilievo dalla fede islamica e decisero pertanto di scatenare una serie di incursioni armate dal loro Stato in al-Bahrain contro le rotte terrestri battute dai pellegrini che percorrevano l'mwwaArabia. Nel 906 essi tesero un'imboscata a una carovana di pellegrini che tornavano dalla Mecca e ne massacrarono l'improbabile cifra di 20.000.cite-ref-4[4] Sotto Abu Tahir al-Jannabi i Carmati si avvicinarono a colpire la stessa Baghdad nel 927 (vedasi mwxginvasione carmata dell'Iraq) e riuscirono a mwxwsaccheggiare la Città Santa della Mecca nel 930. L'assalto alle Città Sante islamiche della Mecca e mwyaMedina comportò la scandalosa e blasfema dissacrazione della fonte sacra di mwyqZemzem, entro la quale furono gettati i cadaveri di un gran numero di pellegrini assassinati, e l'asportazione della mwygPietra Nera che dalla Mecca fu portata ad al-Hasa.cite-ref-5[5] Per ottenerne la restituzione, gli Abbasidi - allora sotto "tutela" mwzwbuwayhide - furono costretti (ma solo 22 anni più tardi) a pagare nel 952 un corposo riscatto.cite-ref-6[6]
L'azione bellica e la sconsacrazione dei Luoghi Santi sconvolse grandemente il mondo islamico e umiliò gli Abbasidi dal momento che, obbligo del Califfo e motivo non ultimo della sua mwbqlegitimitas, era la difesa dei Luoghi Santi. Ma c'era poco che si sarebbe potuto fare per impedire tutto ciò. Per moltissimi musulmani del mwbgX secolo, i Carmati erano la forza militare più poderosa nel mwbwGolfo Persico e nel mwcaVicino Oriente, in grado di controllare senza alcun ostacolo la costa dell'mwcqOman e raccogliere tributi dal mwcgcaliffo di mwcwBaghdad come pure dal suo rivale, l'Imam ismailita-fatimide al mwdaCairo, che essi peraltro non riconoscevano, ma che essi erano costretti a versare pur di evitare di subire le loro feroci ritorsioni.
La società carmata
Il fine dei Carmati era quello di edificare una società basata sulla fede e l'uguaglianza sociale. Lo Stato era governato da un consiglio di sei persone, con un capo che era un "primo fra pari".cite-ref-8[8] Tutte le proprietà all'interno della comunità erano distribuite fra tutti gli iniziati. I Carmati erano organizzati come una società mwgwesoterica, anche se non come una società segreta: le loro attività erano pubbliche e ampiamente pubblicizzate, ma i nuovi aderenti dovevano sottostare a una cerimonia d'iniziazione che prevedeva sette diversi stadi. In una sorta di eco del pensiero ciclico mwhamazdeo, la visione del mondo dei Carmati faceva riferimento sulla ripetitività ciclica di ogni fenomeno, in cui ogni evento si reiterava più e più volte.
La terra che essi governavano era estremamente ricca e l'economia era pesantemente e abbastanza incoerentemente governata da un sistema mwhgschiavistico.
Si è detto che la sconsacrazione della Mecca e l'asportazione della Pietra Nera, anziché essere il segno d'una vibrata protesta per i residui di paganesimo e di culto mwialitolatrico conservati dall'Islam, volesse dare il segnale della ‘fine dell'Islam'.cite-ref-autogenerated1-9-0[9]
Il saccheggio della Mecca fu determinato dal fervore mwjgmillenaristico tra i Carmati (anche in Persia si ebbe un tale fenomeno) a causa della mwjwcongiunzione di mwkaSaturno e di mwkqGiove nel 928mwkg – un evento che si produce ogni 960 anni. La data della congiunzione astrale, il 27 ottobre 928, fu interpretata alla luce della Rivelazione islamica, che essi consideravano come annunciatrice di un nuovo periodo di ritorno al predominio politico dei mwkwPersiani.
Il Califfo-Mahdi
Nel 931 Abu Tahrir pensò di aver scoperto il nuovo mwlgMahdi nella persona di un giovane persiano di mwlwIsfahan, e gli trasferì tutto il potere dello Stato carmata. Il nuovo Califfo-Mahdi immediatamente dispose l'abolizione della mwmamwmqSharīʿa e cambiò la mwmgmwmwqibla della mwnamwnqṣalāt da quella di Mecca a quella del fuoco: una evidente pratica tipica dello mwngZoroastrismo. Secondo lo storico Farhad Daftary, specializzato nell'mwnwIsmailismo:
«Nel 931, Abu Tahir affidò le redini dello Stato in Bahrein a un giovane persiano in cui egli aveva riconosciuto il Mahdi atteso. Tuttavia, questa si dimostrò una decisione disastrosa per il movimento carmata. Manifestando forti sentimenti anti-arabi e un notevole antinomismo, egli giunse a bestemmiare
Muhammed
e gli altri profeti, oltre a istituire un certo numero di strane cerimonie che inoltre impressionarono assai negativamente i musulmani. In ogni caso, dopo circa 80 giorni, quando il giovane Mahdi persiano cominciò a giustiziare i notabili del Bahrein, Abu Tahir fu costretto ad ammettere che il Mahdi era un impostore, e dovette ucciderlo. L'episodio del Mahdi persiano danneggiò ulteriormente l'immagine dei Carmati del Bahrein e indebolì la loro influenza sul resto delle comunità carmate in Oriente.”
»
Dopo questo episodio i Carmati tornarono alle loro antiche credenze e Abu Tahrir riprese subito a compiere incursioni armate nella Persia meridionale e nell'Iraq.
Collasso
Dopo essere stati sconfitti dagli mwqaAbbasidi nel 976, i Carmati cominciarono lentamente a scomparire dal panorama politico e religioso del mondo islamico.
In mwqgBahrein e nell'Arabia orientale lo Stato carmata fu sostituito dalla dinastia uyunide, mentre si pensa che a partire dalla metà circa dell'mwraXI secolo le comunità carmate in mwrqIraq, mwrgIran e mwrwTransoxiana siano state sopraffatte dal proselitismo dei loro cugini-rivali mwsafatimidi o che si siano semplicemente disgregate.cite-ref-10[10] L'ultima menzione che in quell'epoca si fece di loro è quella del viaggiatore mwtqismalilita persiano mwtgAbu Mo’in Hamid ad-Din Nasir ibn Khusraw al-Qubadiani, che li visitò nel 1050, mentre mwtwIbn Battuta visitò Qatif nel 1331, trovando la cittadina ripopolata da tribù arabe che li ricordavano un po' schematicamente come "estremisti mwuqsciiti" (mwugrafidiyya).cite-ref-11[11]
Note
cite-note-11. ↑ Cyril Glassé, mwxqThe New Encyclopedia of Islam, Walnut Creek CA, AltaMira Press, 2008.
cite-note-glasse-op-cit-22. ↑ Glasse, mwywop. cit.
cite-note-33. ↑ mwzwI. M. N. Al-Jubūrī, mw0aHistory of Islamic Philosophy, Authors Online Ltd, 2004, p.mw0q 172.
cite-note-44. ↑ John Joseph Saunders, mw1gA History of Medieval Islam, Londra, Routledge, 1978, p. 130
cite-note-55. ↑ mw2gThe Qarmatians in Bahrein, Ismaili Net
cite-note-66. ↑ mw3gMichael Jan de Goeje, mw3wMémoires sur les Carmathes, 2, pp. 104-111 e 145-148.
cite-note-77. ↑ mw4w(mw5amw5qENmw5g) mw5wGustav Edmund von Grunebaum, "Classical Islam", Transaction Publishers, 1970, p. 112
cite-note-88. ↑ John Joseph Saunders, p. 130
cite-note-autogenerated1-99. ↑ Farhad Daftary, mw8aThe Assassin Legends: Myths of the Isma'ilis, Londra, IB Tauris, 1994, p. 21.
cite-note-1010. ↑ Farhad Daftary, mw9aThe Assassin Legends: Myths of the Ismaʻilis, Londra, IB Tauris, 1994, p. 20.
cite-note-1111. ↑ mw-aIbn Battuta, mw-qRihla ibn Battuta, Beirut, Lebanon, Dar Sadir, 1964, pp.mw-g 279–80.
Bibliografia
• Cyril Glassé, mw-wThe New Encyclopedia of Islam, Rowman and Littlefield Publ, Hillside, NJ, 2008.
• Kathryn Babayan 2002: mwaqeMystics, Monarchs, and Messiahs: Cultural Landscapes of Early Modern Iran, ISBN 0-932885-28-4
Voci correlate
Altri progetti
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Collegamenti esterni
• mwaq0Qarmatians in Bahrain, Ismaili Net
• mwaq8Encyclopaedia of the Orient, su i-cias.com. URL consultato il 5 maggio 2009 (archiviato dall'url originale il 20 giugno 2012).